Nel mondo del ballo sociale c’è bisogno di metodo, non si può insegnare a caso, ecco perchè:

  • E’ un’attività hobbystica, ludica, quindi gli apprendisti studiano solo una sera a settimana, almeno per quanto riguarda uno stile specifico. E si parla di una lezione di 1 ora, al massimo 1 e mezza. Il tempo è poco, va sfruttato bene.
  • L’apprendimento di uno stile di ballo sociale non è fine a sé stesso, come può essere qualsiasi altro tipo di danza; si impara per essere ballato in pista, solitamente con partner non fisso; qui è fondamentale che l’apprendista sia adeguatamente preparato, anche se alle prime armi e nel più breve tempo possibile.
  • I ruoli donna / uomo hanno peculiarità molto diverse tra loro; ci dev’essere un metodo preciso che riesca a sviluppare le capacità sia di uno che dell’altro.

 

Poco tempo a disposizione

SE FOSSIMO NATI A CUBA..
Non a caso è il primo elemento che ho elencato. Se fossimo nati a Cuba, magari Cuba di una ventina di anni fa, saremmo cresciuti nei quartieri in cui si balla in strada, nei locali, sempre e ovunque; lì è più facile non-imparare che imparare. Non ci vuole metodo, semplicemente si balla, anche a caso, ogni giorno, assorbendo involontariamente dai più esperti, e affinando un proprio stile personale.

DA NOI E’ SOLO UN HOBBY
Da noi è diverso, il ballo sociale non fa parte integrante della nostra cultura (forse lo era negli ’50-’60 con i balli da sala, ma ora non più); da noi ora il ballo sociale si coltiva come hobby e ci si dedica in media 1 ora a settimana per ogni stile che si impara.

RAPPORTO TRA LE ORE
Il rapporto tra le ore di chi nasce e vive in una società con la cultura del ballo e chi nasce e vive qui è spaventoso:
(ore alla settimana)
56 : 1

SFRUTTARE BENE QUELL’ORA A SETTIMANA
Si evince che quell’ora vada sfruttata bene, molto bene, più che si può.
Certo, in ogni caso non si possono fare miracoli, l’apprendimento avrà comunque una curva molto più lenta. Ma il metodo può rendere il rapporto 56 : 1 molto più piccolo, diciamo che a mio avviso può farlo diventare anche 10 volte più piccolo.

CI VUOLE METODO – BISOGNA ALLENARE
Il metodo nella didattica quindi è essenziale. Non si può insegnare a caso, semplicemente proponendo le varie figure che si conoscono, partendo da quelle facili, andando verso quelle difficili; bisogna allenare le singole abilità degli uomini e delle donne, che nel ballo sociale improvvisato sono molto diverse tra di loro.

COSA DEVE CONTENERE UNA LEZIONE
Sempre ipotizzando che si apprenda un’ora a settimana, in quest’ora a mio avviso ci dev’essere:
– Scioglimento delle parti del corpo (un minimo)
– Correzione dell’impostazione del ballo
– Esercizi di tecnica
– Studio programmato delle figure di ballo (quindi con apprendimento graduale, ripassi programmati, cernita figure da parte dell’insegnante, e quan’altro)
– Sviluppo della capacità di ascolto delle donne e di guida degli uomini
– Tantissima pratica dall’inizio alla fine
– Brevi dimostrazioni da cui si i possa imparare con gli occhi

 

Didattica tradizionale

Lungi da me criticare il lavoro prezioso dei colleghi. Ma noto che sono molte le scuole che influenzate da un background di danza sportiva, di danza coreografica, danza moderna, danza classica, ballo da gara, impostano un metodo poco funzionale al ballo sociale.

Solitamente le lezioni si impostano sullo studio delle figure (ogni lezione una figura, o poco via) e poco sull’allenamento delle qualità dell’uomo e della donna (rispettivamente improvvisazione e ascolto).
Non voglio far di tutta l’erba un fascio, anche perchè vedo che comunque vengono inseriti anche elementi utili come esercizi di ascolto e di connessione; ma noto che vengono inserite più che altro a fine esperienziale. Invece io credo che non debbano soltanto essere delle esperienze isolate, ma che tutte queste cose vadano allenate costantemente con un programma ben definito.

 

Vantaggi della programmazione

Sono infiniti.
Una didattica programmata ad esempio permette di svolgere determinati esercizi, anche semplici, ripetuti ogni volta, che poi si riveleranno utilissimi in cose studiate magari anche 3 mesi dopo.
Quando si fa qualcosa in funzione di qualcos’altro si ottiene sempre un prodotto maggiore, perchè è come se quell’ora singola a settimana venga messa assieme a tutte le altre in una lezione molto più lunga.

ESEMPIO UOMO – LE COMBINAZIONI
Ad esempio la didattica prevede l’uso di combinazioni, che sono sequenze composte da circa 3-4 figure.
Se la didattica non fosse programmata potrei fare studiare di volta in volta combinazioni diverse che resterebbero sempre nel repertorio dello studente come cosa che si possono eseguire.

ESEMPIO DONNA – ALLENAMENTO SU STILE E PORTAMENTO
Con un allenamento programmato si possono impostare gli obiettivi da raggiungere a fine corso, quindi elencare una serie di movenze che la donna deve acquisire. Queste possono essere studiate in modo graduale, in cui ogni volta si aggiunge un pezzettino e ogni cosa che si apprende può essere considerata funzionale a quella successiva.
Se si mette tutto questo assieme, avviene automatica anche la funzione del ripasso.
Non è semplice, bisogna studiare bene un piano preciso di allenamento per le donne, per sfruttare al massimo quei 5-10 minuti a disposizione, soprattutto sfruttando il fatto che non sono 5-10 minuti isolati, ma sono 5-10 ripetuti ogni volta, quindi le varie sessioni vanno a rafforzare sempre di più le cose studiate.
La donna a fine a corso, in quei 10 minuti per volta può avere imparato un’intera sequenza di allenamento con tutte le movenze da assorbire. Le avrà allenate e in più appunto, avrà imparato una utile sequenza di allenamento che si può sempre ripetere e affinare.

 

Approcci diversi

Ognuno può avere il suo personale approccio, e qui sta la parte più bella perchè è uno studio continuo, una raccolta di feedback e risultati, per ottimizzare il metodo sempre di più, vedendo cosa funziona meglio e cosa peggio. E’ creatività allo stato puro.

TAMTAM LATINO – METACARAIBICA
Ad esempio il collega Luca ed io abbiamo sviluppato due metodi differenti, entrambi interessanti e rivoluzionari, che probabilmente rispecchiano le caratteristiche della nostra indole mentale, come noi vediamo e decodifichiamo le cose.
TAMTAM: Nell’approccio di Luca, il ballerino impara pochi elementi e impara un metodo unico per espanderli, così che da pochi elementi memorizzati ne possano nascere almeno 4. Poi gli elementi sono combinabili assieme, quindi le possiblità diventano esponenziali. E’ un approccio basato sul dare all’allievo uno strumento con il quale creare le proprie figure ed ottenere libertà assoluta nel ballo.
METACARAIBICA: Il mio metodo invece è improntato sull’automatizzazione ottenuta con l’allenamento costante e massivo, di figure base (prima) e combinazioni di figure (poi), le quali sono studiate appositamente per essere poi collegate assieme in modo spontaneo. A questo si accompagna un approccio alla lezione che fa sì che sia uomo che donna abbiano il loro spazio per lo sviluppo delle loro specifiche abilità richieste. Altrimenti si rischia di improntare tutto o quasi tutto su skill prettamente maschili, come succede nella maggior parte delle scuole (e le donne poi imparano in pista, non gli resta altro modo).

 

Conclusione

Il ballo sociale ha bisogno di metodo. Spremiamo le meningi, sperimentiamo, confrontiamoci, cerchiamo di ottenere tanto con poco, prepariamo le persone al ballo da pista, nel modo migliore possibile.
Buona creazione! 🙂