Storie sempre più frequenti e toccanti di persone vicine mi portano a scrivere riguardo al concetto del:

 VIVERE PER LAVORARE
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 LAVORARE PER VIVERE

Situazione del lavoro attuale

Mi concentro sui miei coetanei, sulla fascia giovane adulta 25-40 anni. La penosa situazione attuale prevede che ci siano perlopiù 2 categorie di persone:

  1. OCCUPATI:
    Schiavi del proprio lavoro
    Hanno potere economico (che è la stessa leva su cui si protrae la loro schiavitù)
  2. DISOCCUPATI:
    Liberi ma frustrati per non essere occupati.
    Non hanno potere economico (perciò prima o poi si abbasseranno anche lavoro a qualsiasi occupazione pur di averla, e via di schiavitù anche per loro).

   

La schiavitù degli occupati

Il fatto di impegnare la maggior parte delle ore in cui siamo svegli a fare qualcosa che essenzialmente non ci piace, che facciamo solo perché in cambio ci dà questo fantomatico potere economico, già di per sé è uno scempio; poi quando le ore impiegate per il lavoro da 8 si estendono a 10, o 12, o come succede spesso, sono orari “nei limiti della legge” o del contratto, ma sono spezzati con pause pranzo di 2-3 ore in cui sostanzialmente non si riesce a fare nulla e se si riesce si è sempre di corsa, cosicché l’orario effettivo diventa l’intera giornata, dalla mattina alla sera.

Per non parlare dei neo-assunti, di quelli in prova, degli apprendisti, dei quali alcuni datori di lavoro si approfittano alla grande, avendo il coltello dalla parte del manico..

Il mio personale problema

è che continuo a stare in pena per tutte queste persone vicine che continuamente mi portano la loro testimonianza della loro “schiavitù”; lo fanno perchè glielo chiedo, e lo fanno in un modo abbastanza indifferente, come se fosse dura, sì, ma d’altronde non si ha scelta, anzi si sentono anche fortunati per avercelo questo lavoro, per essere schiavi.. sì perchè al giorno d’oggi bla bla bla…

Ne soffro parecchio sapendo che devono fare le ore piccole per riuscire ad avere una vita, quindi delle attività extra-lavoro perchè ricordo.. vivere non è fare qualcosa che se non servissero soldi non si farebbe, vivere è fare ciò che veramente piace, intriga, interessa, accresce.

E ne soffro, con un leggero senso di colpa, nonostante sia consapevole che la mia situazione lavorativa attuale, totalmente opposta alla loro, sia il frutto di mie scelte consapevoli, di aver seguito il flusso, e di aver rotto le catene della mia schiavitù, prendendomi la responsabilità e il rischio di questo gesto.
Ma io ne soffro lo stesso, perchè so che per la maggior parte delle persone questo rischio, le conseguenze della perdita volontaria di lavoro, del precariato, possono rappresentare per le loro menti non pronte, per il loro tipo di carattere, uno stress ancora più grande da vivere.
E questo perchè? Lo scopriamo nel prossimo capitolo.

Di chi è la responsabilità

La responsabilità infine cade su ogni singolo individuo, che deve portare avanti la sua personale lotta… contro cosa? Contro gli schemi installati a fondo nella loro mente.

Sì perchè il problema sono proprio questi, schemi che la società ci ha installato, senza che nessuno se ne rendesse veramente conto; per esempio possono essere stati i nostri genitori durante i nostri primi anni di vita e tutte le persone adulte che ci circondavano, i giornali, i telegiornali, le nostre persone di riferimento, i nostri professori a scuola, tutti all’unisono ci hanno installato, in buona fede.. concetti come:

  • Per vivere bisogna lavorare
  • Finita la scuola, il tuo scopo principale è trovare un lavoro sicuro
  • Devi avere senso del dovere e lavorare sodo per riuscire a vivere
  • Quando lavori sodo ti puoi sentire fiero di te stesso, a posto con la coscienza, appagato, giusto. (evidenzio questa perchè credo sia la più potente, installata magari dai genitori e poi rafforzata per anni e anni dal sistema scolastico)
  • Se fai il selettivo per quanto riguarda il lavoro (choosy) sei un fannullone, la piaga della società, ecc.

  

Conosco veramente persone che più lavorano, più fanno le ore piccole, più si sacrificano, più si sentono appagati, a posto con la coscienza e raccontano questi fatti come fossero gesti eroici: “ieri ho dormito 3 ore, alle 7 ero già sul lavoro a scaricare merce”.

Questa è la loro condanna però, perchè fintanto che basano la propria realizzazione sul sacrificio, cercheranno sempre il sacrificio in ogni situazione, a vita…

Spezziamo le catene!

Anche questo fa parte dei pesi che ci portiamo dietro praticamente tutti, dei nodi da sbrigliare, durante la nostra breve esistenza su questa Terra.
Ed è inutile provare pena, perchè NESSUNA SITUAZIONE LAVORATIVA viene subita dalle persone, nulla accade a caso nella nostra vita, non subiamo nulla, sono tutte delle nostre scelte, perlopiù inconsapevoli, ma lo sono.

Così come io ho fatto il mio percorso di crescita e ho deciso di liberarmi da alcuni schemi mentali che attiravano un certo tipo di realtà, e con me tanti altri, allora allo stesso modo, tutti abbiamo davanti questa sfida e fintanto che non ripuliamo la nostra mente dalla spazzatura, continueremo ad attirare certi tipi di situazione.

La mia speranza è che le persone a me vicine capiscono che è il momento di fare pulizia prima che sia troppo tardi; ovvero.. prima che sia davvero troppo complicata la situazione per riuscire a spezzare le catene senza cadere nell’angoscia della paura.
Teoricamente non rischiamo mai nulla, avremmo tutto ciò di cui abbiamo bisogno se seguiamo il flusso e scansiamo le paure; però è logico che se magari abbiamo una famiglia da mantenere, un mutuo, dei figli a carico, sarà molto difficile non cadere in angoscia se magari decidiamo di licenziarci dal nostro posto fisso che ci schiavizza; molto probabilmente in quel caso torneremo indietro sui nostri passi.

I giovani!! Sono i giovani che devono darsi una svegliata, loro possono, sono ancora in tempo, non hanno vincoli e farebbero bene e a non affrettarsi ad averli solo perchè lo fanno tutti gli altri (aprire mutui, sposarsi, fare figli), perchè poi questi vincoli diventano le chiavi delle vostre manette, appese al muro, fuori dalla vostra gabbia; col cavolo che vi liberate così facilmente!

Spezzare le catene e liberarsi dagli schemi acquisiti è il compito di ognuno qui; fra i tanti compiti che abbiamo.. anzi, fra le tante occasioni che abbiamo per evolvere e crearci e ricrearci. Nessuno può farlo al posto nostro però. Perciò.. buon viaggio a tutti e buone pulizie. Avanti!!